TOTÒ E VICÈ

Totò e Vicè

TOTÒ E VICÈ
di Franco Scaldati
operina musicata per ombre e voci

Raccuja | Castello Branciforti
31 Luglio ore 21:30

adattamento testo, scena e regia Giuseppe Cutino
con Rosario Palazzolo e Anton Giulio Pandolfo
e con la partecipazione di Egle Mazzamuto
e Sabrina Petyx
musiche originali eseguite dal vivo Maurizio Curcio
costumi Mario Dell’Oglio
movimenti di scena Totò Galati
disegno luci Gabriele Gugliara
aiuto regia Peppe Macauda
produzione Associazione Culturale Energie alter-native

Totò e Vicè è il teatro che mette in scena quella umanità che vive sempre in penombra ma sulla scena mostra l’insopportabile luce della felicità.
Una realtà che oggi più che mai ha la necessità di riappropriarsi della spiritualità della morte.
In questa epoca terribile e lancinante, questi reietti affermano il loro esistere attraverso l’altro; sono il confronto che vive in una doppia identità, sovrapponibile e contraria, poetica e prosaica, ma che lascia respirare nello spazio la poesia surreale dei dialoghi; le domande dell’uno restano sospese, senza risposta, quasi in poeticissima attesa delle domande dell’altro e vivono senza sovrapporsi, senza elidersi reciprocamente dai piani della realtà, del sogno, della morte.
Totò e Vicè sono il nostro tempo visto come attraverso gli occhi di un bambino; solo loro possono ancora farci scoprire vivi, solo loro possono indicarci la via per riappropriarci della nostra umanità perduta. È una ardua scommessa quella di volere mettere in scena il mondo e la poetica di Franco Scaldati, uno dei più grandi autori del 900; e l’unico modo possibile per rendere omaggio a questo classico del nostro teatro, per me era quello di potere accompagnare la musicalità dei testi di Franco con una nuova musica, che non si fosse mai accostata alle sue parole; così ho coinvolto Maurizio e gli ho affidato l’arduo compito di tradurre in note quelle parti che, per me, dovevano rappresentare l’Autore.
Ne è venuto fuori un piccolo lavoro teatrale in musica, una Operina, che ci ha fatto viaggiare, sognare, vivere e respirare il nostro tempo attraverso parole di un tempo solo apparentemente lontano. Con umiltà ci siamo accostati al Maestro per prenderne le distanze e riuscire, attraverso la nostra poetica e la de costruzione delle sue parole, ad unire mondi all’apparenza distanti ma i cui confini sono così labili da potere essere varcati con un semplice soffio.

Giuseppe Cutino

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